Il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, a Torino per Restructura
«L’agricoltura può e deve avere un ruolo centrale nella filiera della canapa, una coltura che rappresenta un’enorme opportunità per la bioedilizia, l’ambiente e per un modello di impresa rurale realmente sostenibile. Promuovere la filiera della canapa vuol dire offrire un’alternativa molto interessante per le aziende agricole, che sono pronte a fare la loro parte».
Così il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, è intervenuto al convegno “Riprogettare la città sostenibile: la canapa come opportunità di rilancio”, nell’ambito della fiera Restructura, a Torino.
Carenini ha ricordato che “la bioedilizia rappresenta una frontiera strategica per le aziende agricole che intendono investire in sostenibilità”: «L’agricoltore ha un ruolo decisivo nella produzione di materiali naturali – ha osservato il presidente regionale di Cia Piemonte -, nella cura del territorio e nella creazione di una filiera che, dal campo, arriva direttamente alla casa. Canapa e calce-canapulo offrono risposte concrete alla domanda di edifici più sani, efficienti e a basso impatto ambientale, con un valore anche didattico, educativo e certificabile».
Nel corso dell’incontro sono stati analizzati i profondi cambiamenti sociali ed edilizi che caratterizzano le città italiane, con particolare riferimento alla necessità di avviare una nuova fase di rigenerazione urbana in chiave sostenibile. La conferenza ha evidenziato come l’utilizzo di materiali bioecologici nella riqualificazione degli edifici possa incidere in modo significativo non solo sulla riduzione dei consumi energetici, ma anche sulla creazione di filiere corte capaci di connettere il mondo agricolo con quello urbano.
In questo scenario, la canapa rappresenta un materiale di grande versatilità: insieme a legno, paglia, argilla e calce, consente interventi edilizi rispettosi dell’ambiente, efficaci nell’isolamento e nell’adeguamento del patrimonio esistente, privi di sostanze nocive e fortemente orientati all’innovazione.
Gli esperti intervenuti hanno approfondito il potenziale della canapa nella rigenerazione urbana, nella lotta ai cambiamenti climatici e nelle applicazioni costruttive, presentando anche casi concreti di architettura contemporanea basati sulla filiera naturale.
Il tema della canapa è stato al centro anche dell’intervento di Cia Agricoltori italiani in Consiglio regionale. Carenini, insieme al direttore provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi Luigi Andreis, ha partecipato alla seduta congiunta delle Commissioni Agricoltura e Ambiente, dedicata alla nuova legge nazionale che bandisce la lavorazione, distribuzione e vendita delle infiorescenze di canapa e dei loro derivati: «Questo provvedimento getta nell’incertezza un intero comparto, come se la canapa fosse sinonimo di droga – denuncia Carenini –. Parliamo di una filiera che in Italia genera oltre 23 mila posti di lavoro e un impatto economico vicino al miliardo di euro, con altrettanto valore indiretto. Un settore ad alto valore aggiunto, con enormi potenzialità in cosmesi, erboristeria, florovivaismo e bioedilizia, ambiti pienamente riconosciuti dalla legislazione europea».
In Piemonte, le superfici coltivate in pieno campo superano i settanta ettari, cui vanno aggiunte le coltivazioni in serra e indoor, non rilevate dai fascicoli aziendali. L’incertezza normativa costringe molte aziende a interrogarsi sul proprio futuro, poiché l’infiorescenza rappresenta la parte economicamente più rilevante della coltura, con ripercussioni perfino sulla filiera della bioedilizia, che in alcune fasi è costretta a rivolgersi all’estero per l’approvvigionamento della fibra.
Carenini ha chiesto con forza l’apertura di un tavolo regionale permanente per tutelare le imprese agricole e garantire un futuro alla canapa piemontese, aggiungendo che la soluzione non può essere quella degli indennizzi: «Gli agricoltori che coltivano canapa non vogliono assistenza né cassa integrazione, ma chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare e a produrre, come avviene negli altri Paesi concorrenti. Il Governo riveda il provvedimento e chiarisca al più presto la situazione».