«Siamo sorpresi e preoccupati, l’individuazione dei siti in provincia di Torino non tiene conto in alcun modo del consumo di suolo agricolo fertile, né tantomeno delle coltivazioni di pregio e protette che vi si trovano, come il Peperone di Carmagnola Igp e l’Erbaluce docg della zona di Caluso. Esprimiamo la nostra totale contrarietà su queste scelte e chiediamo che venga aperto quanto prima un tavolo di confronto con il Governo».

Così Stefano Rossotto e Luigi Andreis, rispettivamente presidente e direttore di Cia Agricoltori italiani delle Alpi, sulla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per la costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che individua due siti in provincia di Torino: uno a Carmagnola e un altro tra Caluso, Rondissone e Mazzè.

«Ciò che lascia sconcertati – osservano Rossotto e Andreis – è la totale assenza, tra i criteri di valutazione dei siti, del valore agricolo e paesaggistico del territorio, senza contare che queste scelte appaiono quantomeno incomprensibili anche rispetto all’attuale orientamento legislativo sul consumo del suolo. Auspichiamo che si arrivi al più presto ad un tavolo di concertazione con Ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e Comuni interessati per rappresentare le istanze degli agricoltori, che in definitiva sono i veri custodi del patrimonio ambientale della nostra provincia».

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