Cia Agricoltori delle Alpi raccoglie la protesta degli allevatori di bovini di Razza Piemontese e si organizza per sostenere il settore con azioni mirate alle esigenze del settore.

Al primo incontro, promosso lunedì 8 febbraio dal presidente Stefano Rossotto e dal direttore Gigi Andreis, si è fatto il punto sulla crisi del mercato e sulle criticità emerse nell’ambito dei sistemi di selezione (Anaborapi) e promozione (Coalvi) della Razza Piemontese, grazie all’intervento del presidente regionale di Cia Piemonte, Gabriele Carenini, del presidente e del direttore di Cia Alessandria Gian Piero Ameglio e Paolo Viarenghi, del  vicedirettore di Cia Cuneo Silvio Chionetti, del rappresentante dell’associazione Amici della Piemontese di Carrù, Renato Cogno, e di numerosi allevatori.

In Piemonte, i capi iscritti al Libro genealogico si trovano per circa la metà in provincia di Cuneo, meno del 30 per cento a Torino, il resto diviso tra le altre province.

In primo piano, la questione del prezzo della carne, precipitato a seconda della zona di almeno il 25 per cento, fino a sotto i 3 euro al chilogrammo per i bovini maschi, Iva esclusa. Le cause sono da intravvedere soprattutto nell’inflazionamento del mercato e nelle importazioni di carne proveniente dall’Europa, ma anche da paesi extra UE.

Su Anaborapi è posto il tema della rappresentanza associativa, di fatto in mano ad un’unica organizzazione sindacale, che quindi ne determina le scelte, ivi compresa la duramente contestata adesione alla Federazione, giudicata un ostacolo ai rapporti con il Ministero e all’accesso ai bandi del Psrn.

Su Coalvi la discussione riguarda principalmente la direzione che avrebbe preso il Consorzio, che starebbe puntando più alla gestione del marchio che alla valorizzazione della carne: da consorzio di valorizzazione a consorzio di etichettatura.

Temi dai quali emerge l’esigenza di determinare al meglio le misure del futuro Psr e di promuovere una campagna di comunicazione e sensibilizzazione dei consumatori rispetto alla sostenibilità delle produzioni tradizionali, come la carne piemontese.

«Il malcontento dovuto dal calo dei prezzi dei capi maschi – osserva Ameglio – unito all’aumento del prezzo dei cereali, porta gli allevatori a fare molta fatica per realizzare il reddito. Gli allevatori sono preoccupati e chiedono maggiori azioni di promozione al consorzio Coalvi. Bisognerebbe rivedere anche il sistema di tracciabilità dei prodotti. Come Cia ci impegniamo a suggerire strategie di comunicazione e, appena possibile, organizzeremo un evento pubblico assembleare per un confronto tra gli allevatori, auspicando una migliore gestione del sistema, che venga riconosciuto nella sua importanza, sia dal punto di vista della rappresentanza, sia per le azioni di valorizzazione del lavoro degli allevatori».